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Odet de Foix visconte di Lautrec
IL CAPITAN DELLA COMPAGNIA


Curiosità tra storia e leggenda liberamente assemblate da Erminio Bellini

Forse non a tutti è noto che la famosa canzone degli Alpini che evoca la vita di trincea della prima guerra mondiale ha origini molto lontane, antecedenti di quasi 400 anni; ma credo che pochi sappiano che le stesse si collegano indirettamente alle vicende militari del generale Lautrec, il condottiero francese che nel 1522 rinunciò ad un’azione di forza contro il borgo di Treviglio e all’inevitabile sacco, allorquando miracolosamente l’immagine della Madonna dipinta nel campanile della chiesetta del monastero di S. Agostino trasudò lacrime.

Sei anni dopo, nel 1528, gli eserciti di Francesco I° e di Carlo V° si fronteggiavano ancora una volta in Italia, contendendosi la supremazia sulla penisola. L’evento che decretò la definitiva egemonia spagnola può essere individuato nell’assedio di Napoli, conclusosi con la disfatta dei francesi.

Il comandante militare della coalizione anti-spagnola della ‘Lega di Cognac’ era il francese Odet de Foix visconte di Lautrec, fortemente voluto in quel ruolo dal re d’Inghilterra Enrico VIII, che il primo maggio di quell’anno, pose l’assedio alla città accampandosi in una zona pianeggiante ancor oggi chiamata ‘La Parule’ (palude), mentre la flotta genovese alleata, bloccava ogni accesso via mare.

Il generale aveva come luogotenente un suo parente, Michele Antonio Del Vasto marchese di Saluzzo, al seguito con proprio esercito di seimila omini; questi era infatti figlio di Margherita de Foix-Candale. Ambizioso rampollo di così importante famiglia, il marchese di Saluzzo aspirava a sposare Margherita Paleologo figlia del marchese del Monferrato e con ciò ambiva ad acquisire una posizione tale da poter validamente contrastare le mire espansionistiche dei Savoia in Piemonte e di prevalere su di essi. Dopo le vicende che qui andiamo a narrare, la storia andò nel verso opposto fino all’assorbimento del saluzzese nello stato savoiardo.

Ma, torniamo al fatto: tra i suoi più fidati ufficiali, il generale francese poteva contare su Pedro Navarro, uno dei più famosi ingegneri militari del tempo, inventore dell’uso delle mine per la devastazione delle fortificazioni nemiche. Presumibilmente il Lautrec decise di avvalersene per fiaccare gli assediati quando, contro il parere del marchese di Saluzzo, decise di minare l’acquedotto che portava l’acqua in città, ma l’azione gli si ritorse contro poiché l’acqua così deviata confluì tutta nella bassa vallata occupata dal campo francese che si trasformò in un acquitrino stagnante dove, in un agosto particolarmente caldo, in breve tempo si propagarono febbri pestilenziali che decimarono gli assedianti, senza risparmiare il Lautrec che per tale causa morì il 15 agosto di quell’anno.

Avendo nel frattempo i genovesi tolto l’assedio navale, per un accordo segreto tra Andrea Doria e Calo V°, al marchese di Saluzzo non restò che ritirarsi con le sue truppe in Aversa, dove, assediato dagli spagnoli e ferito mortalmente, si arrese non prima di aver chiesto un salvacondotto per il rimpatrio dei suoi soldati, che fu concesso.

Preso prigioniero, Michele Antonio Del Vasto fu portato a Napoli dove, narra la tradizione popolare, in punto di morte chiamò al capezzale i suoi uomini chiedendo loro che le sue spoglie mortali fossero riportate alle persone e alle terre a lui care. Deceduto il 18 ottobre 1528, come d’usanza a Napoli, il corpo fu seppellito per un anno e poi riesumato per consegnarne i resti ai suoi fedeli soldati, affinché ne esaudissero le ultime volontà.

Durante quell’attesa, i soldati, accampati al Vomero, sulla base della melodica di un canto popolare locale, diedero origine alla ballata ‘Il testamento del capitani de Salussa’ in cui è narrata la volontà dl condottiero che il suo corpo venga diviso in quattro pezzi e riportato: la testa alla mamma, il tronco alla sua terra ‘Franza’ (antico nome del saluzzese): il cuore alla fidanzata Margherita: il bacino al Monferrato (la terra su cui avrebbe dovuto regnare sposando Margherita).

Nella realtà storica Michele Antonio Del Vasto fu sepolto con tutti gli onori, sulla strada del ritorno in Piemonte, nella basilica di Santa Maria in Ara Coeli a Roma nel 1529, dove l’anno precedente, assieme al Lautrec, era stato acclamato come liberatore dai romani pur non essendo il loro esercito mai entrato in città, giacché la rapida e vittoriosa discesa dell’armata francese verso il sud dell’Italia aveva indotto i lanzichenecchi ad abbandonare la città santa, che occupavano dal 1527, anno del terribile sacco.

Di certo la ballata raggiunse il nord con i reduci dell’esercito saluzzese e rimase viva nella tradizione popolare piemontese, tramandata in varie versioni poi raccolte nell’ottocento da Costantino Nigra. Nella prima guerra mondiale i soldati provenienti da quella regione la portarono al fronte nelle trincee dove, con rinnovati adattamenti del testo, divenne la nota canzone degli alpini: ‘Il capitan della compagnia’.

Erminio Bellini
(“Mimmo” per gli amici)
Architetto trevigliese, ricercatore e storico appassionato del ‘500

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