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Spazio Cultura
Gian Maria Bicetti
Gian Maria Bicetti de’ Buttinoni (1709-1778)
Il medico trevigliese che diffuse il vaccino contro il vaiolo


Lo scorso numero si è fatta memoria del massimo pittore trevigliese, Bernardino Zenale; degli altri pittori assurti alla notorietà dopo il ‘500: i fratelli Giovanni Stefano e Giuseppe Montalto (XVII secolo) ed i fratelli Bernardino e Fabrizio Galliari (XVIII), si fa rinvio ad altra occasione, per via dell’”Ubi maior minor cessat” in queste settimane infatti rifulge di gloria internazionale Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, per via di quel suo ’Hecce Homo’ spostato da Genova a Taormina per far ‘ballare gli occhi’ ai Grandi del mondo che vi tengono il summit cosiddetto “G20” e di fronte a tanta grandezza ogni altro pittore viene meno.

Treviglio – Museo civico “Teresa ed Ernesto Della Torre” – Ritratto di Beltrame Buttinone

Per mantenere la liaison Treviglio-Caravaggio che ha nell’Ospedale il suo massimo punto di incontro, e passando dai pittori ai medici, parliamo oggi del fondatore dell’ospedale di Treviglio, Beltrame Buttinone (inizi XIV secolo), e di quel suo discendente, Gian Maria Bicetti de’ Buttinoni, che già nel Settecento si fece promotore del vaccino di massa contro la malattia della pelle allora imperante, e che provocava decine di migliaia di vittime, il vaiolo, innescando polemiche a non finire con i medici suoi contemporanei che trovavano assurdo innestare il morbo ai fini di prevenire la malattia, dibattito simile a quello dei nostri giorni.

Beltrame Buttinone, benefattore, è dunque il fondatore nel 1316 dell’Ospedale per i poveri, santa Maria di Treviglio, che ebbe quale prima sede la casa stessa del Buttinone, seconda laterale a sinistra di via Roma, scendendo da nord. Progredito da varie donazioni dei Menclozzi, De Capitani, Vacis, Rainoni, Seregni, l’ospedale ebbe la necessità di spazi più ampi così che, sul finire del secolo XVIII, fu spostato nell’ex. monastero di san Pietro nel frattempo soppresso e fu così che nell’ epoca napoleonica fatto il ‘danno’ della soppressione, i giacobini locali, con l’abate Gian Battista Crippa in testa vi rimediarono con una sobria ristrutturazione che mantenendo le caratteristiche sopravvissute anche ad un incendio, consentì di insediare l’antico ospedale che vi permarrà fino agli anni Settanta del secolo scorso quando confluì nell’Ospedale consorziale Treviglio-Caravaggio.

Gian Maria Bicetti de’ Buttinoni, medico e prosatore (Treviglio 1709-1778), discendente del Beltrame, abitava nel bel palazzo tardo gotico sito sul lato destro della via omonima che conduce da via Roma all’ex Ospedale Santa Maria; si dice sia stato affrescato dal Mantegna, ampie tracce permangono al secondo piano, più verosimilmente vi provvide direttamente il proprietario, il committente Bernardino Buttinone (collega dello Zenale) che entrato a fine carriera come frate al Convento dell’Annunciata lasciò la casa al figlio Giovanni Maria (morto nel 1550) ecclesiastico che fece strada, da curato di S. Martino a Treviglio, a canonico di Pontirolo Vecchio (Canonica), a Conte del Sacro Palazzo, Vescovo di Sagona (Corsica), governatore perpetuo di Roma, antecessore del nipote Gerolamo Federici (poi Vescovo di Lodi).

A proposito di palazzi l’intraprendente medico trevigliese esercitava la professione medica anche a Milano, nella Casa dei Nobili, in Contrada del Marino n. 1838 (di fronte alla chiesa di S. Fedele) di proprietà della sorella Francesca Bicetti de’ Buttinoni e del marito conte Giuseppe Maria Imbonati che nel palazzo ebbero a fondare l’Accademia dei Trasformati, frequentata dall’illuminata aristocrazia milanese, per tutti si citano l’Abate Parini che del loro figlio, Carlo Imbonati, era il precettore e Alessandro Manzoni la cui madre rimasta vedova sposò il conte Carlo Imbonati (al padrigno il Manzoni dedicò la famosa ode ‘In morte di Carlo Imbonati’).

Ebbene proprio da Milano, secondo lo storico Marco Carminati in “Il Circondario di Treviglio e i suoi comuni” Treviglio, Tipografia Messaggi, 1892, “Gian Maria Bicetti de’ Buttinoni introduceva nella Lombardia l’innesto per rimedio contro il vaiolo che allora faceva strage. L’imperatrice Maria Teresa gli elargì una gratificazione e il poeta Giuseppe Parini gli dedicò una delle sue Odi più splendide. Dettò prose e versi che gli fecero aprire le porte delle tre Accademie dei Trasformati di Milano, degli Affidati di Pavia e degli Eccitati di Bergamo. Ma ciò che lo rese universalmente celebre furono le sue Osservazioni sopra alcun innesti di vaiolo con varie lettere di uomini illustri. L’idea dell’innesto del vaiolo gli venne suggerita dall’epidemia che nel 1765 desolò il nostro territorio”. Sepolto nella chiesa dell’Annunciata, annessa al convento dei Padri Riformati, venne successivamente traslato nel famedio del Cimitero Monumentale di Milano”.

Luigi Minuti
Storico e amante della nostra “bassa”

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