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La Torre di Berengario II (896 962) a Brembate Sotto

La millenaria torre domina il fiume Brembo prossimo all’estuario nell’Adda, inglobata dai Suardi nel loro castello, venne espugnata dal Colleoni, passò ai Tasca e infine ai Moretti.

Secondo lo storico prof. Natale Verdina, la prima notizia storica della Torre di Berengario II risale all’anno 962, in cui fu redatto un documento contenente tra l’altro il seguente passo: “illos mansos qui fuerunt de jure Berengarii et Ville uxori eius, in comitatu Bergomense in loci qui dicuntur Brembate Sancti Victoris”. Vi si cita una villa di proprietà della moglie di Berengario II (896-962), figlio di Adalberto d’Ivrea, re d’Italia nel 950, vinto e deposto da Ottone I di Sassonia nel 963. Nell’XI secolo la torre di Berengario II venne inglobata in un castello fatto realizzare dalla famiglia ghibellina bergamasca dei Suardi che contendeva a quella guelfa dei Rivola il dominio sulla Città di Bergamo, mentre i Ghisalberti, i prolifici conti palatini, stretti tra il potere vescovile e le litigiose famiglie del patriziato orobico avevano da tempo scelto di trasferirsi nella Pianura orientale (a Martinengo e Cortenuova), nella Bassa (a Camisano, Farinate e Vailate), nel Cremasco (Crema e Offanengo).

I Suardi, che ottennero dal Sacro Romano Impero il titolo di Signori del Brembo, tennero a lungo il baluardo di Brembate difendendone l’integrità anche riguardo al fiume in sé, contrastando le decisioni del Comune di Bergamo di autorizzare la Comunità di Treviglio ad imbrigliare, mediante una diga appropriata (denominata nel tempo ‘filarola’) le generose acque prossime all’estuario nell’Ad-da per condurle a valle non solo in direzione dell’emergente castello della Bassa, ma anche nei luoghi di Brignano e di Casirate, dove le famiglie milanesi dei Della Torre prima e dei Visconti poi (che agli inizi del XIV secolo detenevano il potere sia a Milano che a Bergamo), avevano ampie proprietà terriere da irrigare ed interessi.

Gradualmente i Suardi ottennero anche l’infeudamento di Longuelo, Verdello, Chiuduno, Cenate, Bian-zano, Spirano e Romano e parte della Valle Cavallina con lo scopo di contendere ai Guelfi la loro supremazia anche nelle sovrastanti Valli Seriana e Camonica. Il longevo potere dei Suardi non fu mai del tutto pacifico e Brembate verrà più volte coinvolta nei contrasti, che dureranno oltre due secoli, tra le correnti di pensiero e di potere dei Guelfi e dei Ghibellini, seguaci i primi del Papa, i secondi dell’Imperatore, nelle tappe cruciali del XIII secolo, culminate con la sanguinosa Bat-taglia di Cortenuova (1237) vinta dalla coalizione ghibellina capitanata dall’imperatore Federico II di Svevia (1194-1250). Brembate e la sua Torre continuarono, per quasi due secoli, a condividere con altre parti della provincia le vendette ed i guasti del confronto tra i Guelfi Della Torre ed i Ghibellini Visconti - coi rispettivi supporter ed alleati locali - che si contendevano il vicariato imperiale di Milano e la futura signoria. Sconfitti nuovamente i Guelfi nel 1312, la contesa tra i due partiti avrebbe dovuto spegnersi, ed invece, sopita ma mai cessata definitivamente, riemerse nuovamente all’improvvisa morte del Duca Gian Galeazzo Visconti, nel 1402, media-nte la generale ribellione delle antiche famiglie guelfe di gran parte delle città del Ducato che espressero per l’arco di trent’anni (il più lungo periodo di guerra vissuto dalla Lombardia) faide ovunque, da Cremona a Cre-ma, da Piacenza a Lodi con la proclamazione di signorie locali del partito Guelfo e l’esilio per le famiglie Ghibelline.

Particolarmente cruente le contese nella Val San Martino, in quella Seriana, nella Bassa e nel Cremo-nese dove il tiranno Cabrino Fondulo collezionò una serie impressionate di delitti. Alla fine Filippo Maria Visconti, secondogenito di Gian Galeazzo, consolidò la propria lunga signoria su Milano e la Lombardia sud/occidentale, ma perse Bergamo e Brescia cedute per forza nel 1428 alla Serenissima la quale ebbe un occhio di riguardo più per i guelfi Colleoni che per i Suardi, ma questi seppero abilmente rimanere in sella e conservare una parte dei loro antichi feudi, un’altra parte, però, nella Bassa Orientale, entrerà nel novero di quelli concessi dalla Repubblica di Vene-zia al proprio Capitano Generale, il condottiero Bartolomeo Colleoni.

Anche Brembate nel XV secolo entra a far parte dei feudi Colleoni che da tempo lo tenevano d’occhio dalla vicina roccaforte di Trezzo. Il panoramico castello (ma non la Torre), venne distrutto due volte, dai Guelfi della Val San Martino nel 1404 e dal Duca di Calabria, durante la signoria di Ludovico il Moro, nel 1482; ricostruito la prima volta dai Suardi, la seconda dai Colleoni, nel XVII secolo perviene alla famiglia Tasca che lo consolida e trasforma secondo i canoni secenteschi e lo detiene un paio di secoli, fino ai primi anni dell’Ottoce-nto quando, alla morte senza eredi della contessa Camilla Tasca, passa in proprietà dei Moretti.

Il Castello attuale occupa un’area assai ampia e terrazzata che domina ad est il corso del fiume Brembo e ad ovest il paese. La facciata dell’ala settentrionale ha incorporato, fino ad una certa altezza, un lungo tratto di cortina del fiume, in ciottoli da esso ricavati, magistralmente composti, la parte più meridionale dell’edificio ha incorporato la millenaria Torre, resto più vistoso, ancorché rimaneggiato, dell’antico fortilizio turrito di Beren-gario II e dei Suardi. La Torre ha una pianta quadrata con muri in pietra e si distingue per la presenza di una singolare cella sommitale, ottagonale e munita di balconcini, frutto di una probabile rielaborazione seicentesca se non addirittura (ma non ci sono prove al riguardo) di un ulteriore rimaneggiamento tardo ottocentesco nello stile neogotico vista la similitudine con i sottostanti edifici rivieraschi del fiume in quel di Vaprio d’Adda.

Luigi Minuti
Storico e amante della nostra “bassa”

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