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Spazio Psicologico

La Sindrome della Spada di Damocle: complicazioni psicologiche nella recidiva di malattia


“Dottoressa, mi aiuti… Vivo con l’incubo che possa succedermi ancora!”

La paura della recidiva è un’emozione frequente tra le persone che hanno ricevuto una diagnosi di tumore. È un vissuto che attraversa tutta l’esperienza di malattia, dalla diagnosi, alle cure, ai follow-up, ed interessa anche i pazienti “lungosopravviventi”, cioè liberi, da almeno cinque anni, dal tumore e dalle terapie adiuvanti. Sebbene dal punto di vista medico siano stati compiuti grandi passi avanti (aumento della sopravvivenza con un recupero dell’aspettativa di vita pari a quella della popolazione generale), a livello psicologico la paura della recidiva è presente circa nel 30% di coloro che vivono una remissione di malattia e dei pazienti in una fase avanzata della stessa, che vivono con la paura di un’ulteriore progressione.

Per alcuni paura ed ansia diminuiscono con il passare del tempo, mentre per altri perdurano e possono essere cosi? forti da limitare la possibilità di condurre con serenità la propria esistenza, di dormire bene, di nutrirsi adeguatamente, fino a condizionare negativamente i comportamenti relativi alla salute. Succede infatti che i pensieri si facciano ossessivi, impedendo lo svolgimento delle attività quotidiane, che si perda interesse per la vita attuale, pensando sempre al futuro che incombe come una minaccia.

Questa condizione è nota come “Sindrome della spada di Damocle” e si può manifestare attraverso la percezione di sintomi sospetti e l’eccessiva preoccupazione per i segnali che arrivano dal corpo, che possono allarmare il paziente (ed i suoi familiari), inducendolo a sperimentare ansia e richiedere perciò ulteriori esami ed approfondimenti. Secondo il mito, Damocle era un membro della corte di Dionigi I, tiranno di Siracusa, che scambiò il suo posto a tavola con il tiranno per goderne i privilegi. Una sera, durante il banchetto, Damocle alzò lo sguardo e notò sopra di lui una spada legata solo ad un esile crine di cavallo. Consapevole di ciò, iniziò a pensare che la spada potesse cadergli addosso in qualsiasi momento.

Come la spada spaventò Damocle, tanto da non riuscire più a godersi il banchetto, così la paura di recidiva ha un forte impatto sulla qualità della vita dei pazienti che la esperiscono. Essi riportano una costante preoccupazione del ritorno o della progressione della malattia, difficoltà nelle attività quotidiane, angoscia clinicamente significativa e limitata capacità di fare piani futuri. In alcuni casi si affaccia anche la depressione. Tra questi pazienti alcuni reagiscono alla paura ignorando le raccomandazioni di continuare ad eseguire i controlli per monitorare lo stato di salute e tenere sotto controllo l’eventualità di recidive, con la conseguente possibilità di un incremento dei rischi; altri, invece, adottano l’atteggiamento opposto di insistenti richieste di indagini cliniche e di frequenti visite specialistiche.

Anche i familiari possono vivere angosce e disperazioni pari a quelle del paziente, in particolare sentendosi impotenti ed incapaci di “salvare la vita” della persona che amano.

Ricercare informazioni chiare ed attendibili sul proprio stato di salute e sulla propria malattia, cosi? come aderire agli screening ed ai piani di follow-up, contribuisce concretamente a ridurre queste emozioni disfunzionali.

È importante inoltre trovare strumenti personali o richiedere un consulto psicologico per imparare ad accettare la condizione di incertezza, ap-prendendo nuove strategie di coping, ovvero strategie comportamentali adeguate in risposta agli eventi stressanti/negativi. Il Servizio di Psiconcologia presente nell’ASST Bergamo Ovest presso l’Ospedale di Treviglio-Caravaggio e l’Ospedale di Romano di Lombardia, all’interno dell’U.O.C. Oncologia offre appunto uno spazio di supporto psicologico per pazienti e familiari sia in presenza di eventi critici precedenti o concomitanti l’aggravamento delle condizioni cliniche, sia quando i pazienti sentono diventare eccessive le emozioni della paura. Nello specifico, uno degli obiettivi che ci si pone durante il percorso psicologico è proprio porre attenzione al momento presente e valorizzare le risorse disponibili, al fine di gestire al meglio anche le avversità.

E’ importante imparare a fronteggiare l’imprevedibile, ovvero le situazioni di cui non si ha il controllo, cercando di trarne i vantaggi che ne possono derivare.

“Io posso sentirmi colpevole per il passato, apprensivo per il futuro, ma posso agire solo nel presente. L’abilità di essere nel momento presente è una componente fondamentale del benessere mentale”
Abraham Maslow

Dott.ssa Emanuela Ceruti
Psicologa Psicoterapeuta
UOC Oncologia Medica ASST Bergamo Ovest – Treviglio

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