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Spazio Psicologico

Prendersi cura di chi cura


In ogni famiglia di un malato oncologico c’è una persona che si fa carico più degli altri della cura: è il cosidetto caregiver. Il caregiver è la persona che si prende cura del malato dal punto di vista pratico aiutandolo e sostenendolo nella gestione della malattia e nello svolgimento delle attività quotidiane, ma anche supportandolo sul piano emotivo.

Chi assiste il malato oncologico spesso si ritrova a gestire diversi compiti: dalle attività della vita quotidiana alla cura della persona, dalle faccende domestiche ai trasporti e alla gestione delle terapie, dalla comunicazione con amici e parenti al supporto emotivo. Il caregiver, inoltre, si trova spesso a pensare all’organizzazione di attività che aiutino il malato a socializzare e a restare attivo, a prendere decisioni sulla cura, a fare valutazioni ed eventuali scelte. Si tratta di compiti di varia natura, che il caregiver deve talvolta sostenere per periodi di tempo molto lunghi.

Si tratta di un impegno che, talvolta, si traduce nella necessità di rinunciare alle proprie attività, anche professionali, almeno per un certo periodo di tempo, e che può richiedere un significativo investimento di energie fisiche e mentali. Un impegno che, anche se portato avanti con amore, può risultare gravoso e avere ricadute sullo stato psicologico del caregiver in quanto, chi si prende cura di un malato cerca sempre di sostenerlo anche a livello psicologico, di mantenere un alto livello di speranza e ottimismo, di distrarlo dai pensieri della malattia, e di mantenere un buon livello di socialità, cercando invece di nascondere le proprie preoccupazioni per l’andamento della malattia e il futuro, mascherando lo stress ed i momenti di sconforto.

Preoccupazioni e paure queste ultime che talvolta possono trasformarsi in perdita di sonno e di appetito, oppure più in generale in perdita di motivazione, o ancora in sentimenti depressivi e stati d’ansia.

Diviene quindi fondamentale evitare di farsi carico in solitudine di situazioni difficili, correndo il rischio di sentirsi risucchiati dalle problematiche del malato e di provocare conseguenze pesanti, che rischiano a loro volta di ripercuotersi sul malato, determinando un circolo vizioso che potrebbe essere difficile interrompere. Può quindi succedere che il sistema di vita del caregiver venga modificato dalla malattia del familiare: le relazioni affettive, le abitudini quotidiane, le vacanze, le interazioni sociali e l’impiego del tempo libero risultano spesso ridimensionati.

Sulla base di quanto sopra è possibile affermare che spesso i caregivers si fanno portatori non solo dei bisogni del malato, ma anche di bisogni che riguardano la loro stessa persona: per esempio, sentono la necessità di acquisire strategie maggiormente funzionali per gestire la propria angoscia, necessitano di supporto durante le diverse fasi di malattia del familiare, necessitano di essere sostenuti nel mantenimento di spazi personali e di una rete sociale. Dal punto di vista psicologico, una relazione di aiuto specialistica, permette al caregiver di esprimere il proprio vissuto emotivo e le problematiche legate all’attività di cura, in particolare quelle relative alla relazione con il familiare malato.

La relazione affettiva con il malato, infatti, può rendere difficile quel distanziamento funzionale ed utile del caregiver rispetto alle reazioni emotive e ai vissuti del paziente: ansie e responsabilità del caregiver possono aumentare nel tentativo di proteggere il malato dalle implicazioni psicologiche e sociali della malattia e di evitargli preoccupazioni e ansie circa l’andamento della stessa.

Per questa ragione diviene opportuno per il caregiver individuare uno spazio dove poter esprimere i propri vissuti psicologici al fine di aumentare le proprie competenze rispetto all’attività di cura e alla gestione degli aspetti emotivi che ne derivano. Ciò può altresì aiutarlo ad assumere una valenza non solo maggiormente supportiva nel percorso di assistenza, ma anche facilitarlo nel fornire al malato l’aiuto di cui ha bisogno. Non da ultimo contribuisce a tutelarlo rispetto allo sviluppo di un proprio vissuto di stress rendendolo maggiormente consapevole del proprio bisogno di aiuto.

Tratto da: Clarissa Lonzi I bisogni del caregiver del paziente oncologico nelle diverse fasi di malattia Agnese Codignola, Prendersi cura di chi deve curare

Dott.ssa Emanuela Ceruti
Psicologa Psicoterapeuta
UOC Oncologia Medica ASST Bergamo Ovest – Treviglio

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