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Il trapianto del rene

La malattia renale cronica è, ancor oggi, una malattia sostanzialmente sottostimata nella popolazione.

In realtà è stimabile che nella popolazione adulta circa 7,5 individui ogni 100 abbia un grado d’insufficienza renale moderata, cioè una funzione renale dimezzata o più che dimezzata rispetto alla norma. In alcune fasce di popolazione la percentuale è più alta: 65% degli ipertesi, 35% dei diabetici e 25% degli obesi. Solo in lombardia, 750.000 cittadini lombardi sono affetti da malattia renale cronica e 10.000 di loro sono sottoposti cronicamente a terapia dialitica.

Cosa vuol dire questo? Ciò significa che ogni anno 1750 pazienti circa devono iniziare una terapia sostitutiva della funzione renale che hanno perso. I loro reni, non funzionando più, non depurano il sangue e non eliminano l’acqua in eccesso. Questo comporta che a dì alterni devono recarsi in ospedale a “pulire” il sangue con una macchina (rene artificiale) o eseguire quotidianamente a domicilio la dialisi peritoneale attraverso dei lavaggi, tramite un catetere, del cavo addominale. Ma la migliore terapia per questi pazienti è il trapianto renale. Infatti i pazienti idonei al trapianto (vengono eseguiti numerosi accertamenti per verificare che non esistano controindicazioni) vengono inseriti in una lista d’attesa per essere i riceventi di un rene proveniente da un donatore cadavere. Esiste anche la possibilità che il donatore del rene sia un vivente (parente, coniuge, ecc) che ha una documentata compatibilità verso il ricevente e che sia in buone condizioni cliniche. Ma quanto attende un rene un paziente? In media circa 2,5-3 anni. Alcuni pazienti, specialmente anziani, possono ricevere organi da donatori cadaveri della stessa età. In questo caso vengono trapiantati entrambi i reni. Ma come stanno i pazienti trapiantati? Con le recenti terapie antirigetto la qualità di vita dei trapiantati è decisamente migliorata. Anche la durata di un trapianto è notevolmente migliorata.Nel nostro centro abbiamo pazienti che sono stati trapiantati da venti anni e conducono una vita normale. Ma come avviene la donazione?

Quando una persona, per incidente o complicanze cerebrali, è cerebralmente morta (elettroencefalogramma piatto), dopo opportuni accertamenti viene dichiarata “potenziale donatore”. In questo caso, a meno che il paziente non abbia dichiarato in vita la volontà o il diniego alla donazione, viene chiesto ai parenti prossimi il permesso al prelievo degli organi. In caso di permesso al prelievo di organi, viene inviato un campione di sangue al Nord Italian Transplant (centro che gestisce i trapianti d’organo nel nord Italia). In questo centro, che possiede un campione di sangue dei pazienti in lista d’attesa, viene selezionato il ricevente più compatibile per quell’organo e viene avviato il trapianto vero e proprio. Nel 2016 in Italia sono stati “utilizzati” 1303 donatori cadavere e 293 donatori viventi (ovviamente gli organi da vivente sono solo un rene e una parte di fegato). Grazie a questi donatori, sempre nel 2016 sono stati effettuati 3736 trapianti. Resta da dire però che nel 2016 le opposizioni alla donazione sono state il 30,6%. Le opposizioni alla donazione non sono un problema legato alla coltura od ad altro. È essenzialmente un fatto emozionale. La frase giustificativa che spesso si sente è: “non sapevo come la pensava sulla donazione”. Anche il momento in cui viene posta la domanda (in rianimazione con il congiunto in fin di vita) non è l’ideale.

È necessario quindi che della donazione se ne parli a scuola, in famiglia, ed in tutte le occasioni possibili. Sapendo che il congiunto in rianimazione cerebralmente morto, aveva in famiglia espresso la volontà di donare, la decisione dei familiari diventa più facile e positiva. Dal 2012 in Italia è partito il progetto “Donare in Comune”. Ciò permette, al momento di rinnovo della carta d’identità, di decidere di essere o non essere donatore. In caso affermativo viene registrata la volontà di donare. Nel 2016 già 1300 comuni hanno attivato questo progetto. Concludo con una frase che ho letto in un ospedale americano nella sala d’attesa della rianimazione: non lasciare che i tuoi organi vadano in paradiso. Il paradiso sa che ne abbiamo bisogno qui.

Dr. Emilio G. Galli
Direttore U.O. di Nefrologia ASST - Bg Ovest
Treviglio

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