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L’effetto pandemia da Covid19 sui pazienti oncologici

La pandemia, che tanto pesantemente ha colpito la nostra provincia, ha inevitabilmente avuto ricadute anche sui malati oncologici. Si stima infatti, che non siano stati diagnosticati in Europa circa un milione i casi di cancro a causa della pandemia da Covid-19 e non effettuati circa 100 milioni di screening.

Il problema è stato duplice: 1° se è vero che molti pazienti sintomatici non si sono rivolti al medico di base o alle strutture ospedaliere per timore del contagio, d’altra parte la chiusura sistematica di tutte le attività ambulatoriali (necessaria per il coinvolgimento massivo del personale sanitario nella lotta alla pandemia) rendeva difficile l’accesso alle strutture per la diagnosi;

2° gli screening sono stati considerati una priorità bassa, cercando di mantenere le risorse concentrate sui pazienti con diagnosi di tumore attivo o in trattamento. Diversi studi hanno poi evidenziato che i malati oncologici hanno un maggior rischio di contrarre l’infezione e di sviluppare sintomi più gravi”, ma va pure considerato che le caratteristiche dei singoli pazienti possono essere molto diverse e che lo stesso vale per i tumori e le loro conseguenze sull’organismo. L’età sembra essere il fatto di rischio più grave, così come i pazienti affetti da tumori ematologici (mielomi, linfomi, leucemia) sembrano essere più a rischio rispetto i pazienti affetti da tumori solidi.

Non da ultimo una grande percentuale di pazienti oncologici guariti dall’infezione da COVID-19, può presentare una serie di sequele che, poiché ritardano la ripresa della terapia o ne determinano la sospensione, possono in qualche modo influenzare la sopravvivenza e i risultati delle terapie. Un importante studio internazionale ha infatti evidenziato che circa il 15% dei pazienti hanno sviluppato sintomi da post COVID-19 (nel 49,6% sintomi respiratori, nel 41% fatigue, nel 7,3% sintomi neuro-cognitivi e nel 5,5% perdita di peso) e che questi influenzano negativamente la sopravvivenza e i risultati oncologici dopo la guarigione dal covid. La ricerca, tuttavia, a gennaio 2021 ci ha portato una grande arma: i vaccini. Oggi sappiamo che la vaccinazione anti Covid è in grado di ridurre non solo la gravità ma anche la mortalità dalla infezione. La vaccinazione si è mostrata, in diversi studi, sicura ed efficace nei nostri pazienti e la terza dose in grado di aumentare le difese contro il virus anche in coloro che, magari per i trattamenti chemioterapici in atto, non avevano avuto una grande risposta alle prime due dosi.

L’impatto sulla nostra oncologia

Anche noi, come tutti i nostri colleghi, ci siamo impegnati duramente nella lotta alla pandemia. La cosa più difficile è stata riuscire a conciliare il nostro contributo nei reparti Covid e la cura dei nostri malati. Ci siamo impegnati a mantenere attive tutte le cure oncologiche in corso cercando di garantire la massima sicurezza. Durante la prima ondata della pandemia, in un tempo in cui fare un tampone era impossibile o l’accesso al Pronto Soccorso troppo rischioso, abbiamo creato un percorso dedicato ai nostri pazienti per poter giungere ad una diagnosi precoce. Oggi, visto che grazie alle vaccinazioni molte infezioni hanno un decorso asintomatico, organizziamo noi i tamponi SARS COV2 per i pazienti in terapia e, dopo qualche mese di effettuazione all’esterno, siamo in grado di effettuarli direttamente noi riducendo lo “stress della coda” nei cosiddetti Drive through. Per quanto fastidioso possa essere il tampone questo ci permette di far accedere in sicurezza i pazienti in oncologia e alle terapie, proteggendo loro stessi e gli altri malati presenti. Il personale stesso, tutto vaccinato con tre dosi, si sottopone settimanalmente al tampone per garantire la massima sicurezza ai propri pazienti. Se nella prima e nella seconda ondata, come tutte le altre unità specialistiche, abbiamo dovuto chiudere gli ambulatori per le visite di controllo, abbiamo cercato di mantenere un contatto almeno telefonico o mail con i pazienti e successivamente cercato di recuperate le visite rimandate; contemporaneamente abbiamo però mantenuto aperti gli ambulatori per le prime visite, le visite urgenti e di rivalutazione.

Nelle successive ondate, pur continuando a effettuare turni nei reparti covid e partecipando attivamente alla campagna vaccinale, ci siamo impegnati a mantenere la normalità nelle nostre due oncologie. Ma se questa è la “parte pratica” vi è però il risvolto negativo sulla umanizzazione delle cure. Non possiamo più stringere calorosamente le mani, abbracciare chi piange e ci siamo ritrovati costretti a far accedere alle sale di terapia solo i malati, privandoli della compagnia del familiare che da noi ha sempre potuto stare vicino al proprio caro durante le terapie. La mascherina, che rappresenta il primo dispositivo di protezione contro l’infezione, impedisce tuttavia di vedere i volti del proprio medico, del proprio paziente, delle infermiere che somministrano le cure, del personale amministrativo che li accoglie per primi; possiamo solo affidare alle rughe che si formano intorno ai nostri occhi i sorrisi che cerchiamo ancora di regalare a tutti i nostri pazienti. Ora la quarta ondata sembra che stia scemando. Piano piano i nostri volontari, cuore della vostra oncologia, stanno riprendendo a fare i trasporti in sicurezza (autisti vaccinati e macchine sanificate dopo il trasporto del singolo malato). La speranza è di riportare presto anche i volontari in presenza da noi che, prima di tutto questa buriana, distribuivano le colazioni e buon umore nei nostri corridoi.

Lasciatemi però la possibilità di dirvi grazie per tutto l’affetto che ci avete dimostrato nel periodo più buio di questa pandemia, per esservi preoccupati per nostra sicurezza e per la nostra fatica, anche quando la pandemia vi aveva colpito direttamente e pesantemente.

Mary Cabiddu
Direttore F.F.Oncologia Medica
ASST - Bg Ovest -Treviglio

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