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La malnutrizione nel paziente oncologico

Ogni giorno mi trovo a discutere con i miei pazienti il tema di una corretta e sana alimentazione per evitare l’incremento ponderale, mantenersi in forma e prevenire le malattie metaboliche e croniche come ad esempio: l’ipercolesterolemia, il diabete, la gotta, l’ipertensione, le malattie cardiovascolari e non da ultimo le neoplasie. Si sa infatti che alcuni tumori hanno come fattore di rischio l’eccesso di peso (i tumori della mammella e della sfera ginecologica) e le cattive abitudini alimentari (come le neoplasie intestinali legate all’elevato consumo di carne specie se conservata).

Diverso è il tema della malnutrizione nel paziente con neoplasia.
Per malnutrizione si intende una condizione di perdita di riserve energetiche e proteiche tale da rendere il paziente più vulnerabile aumentando il rischio di complicanze e aumentando la mortalità.
Nel paziente oncologico le cause della malnutrizione sono principalmente tre. Ridotta assunzione di cibo e nutrienti, dovuta ad esempio a nausea, stomatite, inappetenza, depressione e difficoltà nella deglutizione. Alterazione del metabolismo con aumento del consumo di energia anche a riposo dovuta all’azione delle cellule tumorali; queste ultime fanno anche aumentare i livelli nel sangue di alcune proteine infiammatorie che alterano il metabolismo dei grassi, delle proteine e dei carboidrati, instaurando quel quadro tipico di perdita della massa muscolare.

Malassorbimento legato ad alterazioni anatomiche o funzionali del tratto gastro-intestinale che può essere legato alla chirurgia, alla radioterapia o alla chemioterapia. Il quadro di malnutrizione se non viene precocemente corretto esita in un quadro di cachessia, comportando fino alla perdita del 70% del nostro patrimonio proteico. Vengono perse le proteine della massa muscolare, causando difficoltà nella deambulazione e in particolar modo i pazienti riferiscono difficoltà nel salire i gradini di una scala. Vengono però perse anche proteine che si occupano di funzioni regolatorie importanti come la riparazione dei tessuti a seguito di trauma, proteine della risposta immunitaria e proteine come l’albumina che hanno ruolo di trasportatori di altre sostanze nel circolo ematico.

Purtroppo lo stato di cachessia e la fase finale della cachessia refrattaria (quella cioè che non è più correggibile e diventa uno stato irreversibile) condizionano notevolmente la so-pravvivenza dei pazienti; per questo motivo è necessario fin dalla prima visita oncologica effettuare un’attenta valutazione dello stato nutrizionale del paziente e – qualora venga rilevato uno stato di malnutrizione o una condizione di rischio – inviare il paziente all’ambulatorio dedicato per una corretta presa in carico. L’oncologo utilizza in genere un semplice strumento che con poche do-mande è in grado di rilevare lo stato di rischio per malnutrizione del soggetto. Sarà poi compito del nutrizionista effettuare una completa valutazione nutrizionale del paziente, avvalendosi di strumenti e dati di laboratorio, e consigliare l’integrazione necessaria. Talora è sufficiente solo una integrazione vitaminica; qualora fosse necessario invece utilizzare dei supplementi nutrizionali orali viene redatto un piano di cura che consente al paziente di riceverli in modo gratuito.

Dallo studio italiano PreMiO (Musca-ritoli et al, Oncotarget, 2017) pubblicato nel 2017 su 2000 pazienti valutati nelle oncologie italiane durante la prima visita, è emerso che il 9% dei pazienti risultava già malnutrito, mentre il 42% dei pazienti era a rischio di malnutrizione. La percentuale più alta di malnutrizione era registrata nei pazienti con tumore dello stomaco, dell’esofago, dell’intestino, del pancreas, del distretto testa-collo e del polmone.

Tale problematica di grande rilevanza viene tuttavia ancora oggi spesso trascurata, in quanto ci si concentra di più sulle cure oncologiche che sulle terapie di supporto. Sono state infatti pubblicati di recente i risultati di indagini condotte sull’operato degli oncologi durante la prima visita (Muscaritoli, Frontiers in Oncology, 2021) da cui risulta che il 49% ammette di effettuare una valutazione nutrizionale solo in modo occasionale e che solo il 25% dei pazienti viene valutato dal punto di vista nutrizionale durante la prima visita.

Tutto ciò ha portato Il Ministero e le società scientifiche a emanare delle linee di indirizzo e delle raccomandazioni affinché si crei una collaborazione a livello ospedaliero, ambulatoriale e domiciliare con la creazione di un percorso di presa in carico per il paziente parallelo alle cure oncologiche che lo possa supportare in tutte le fasi della malattia.

Karen Borgonovo
Oncologa
Oncologia Medica ASST - Bg Ovest - Treviglio

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