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La radioterapia nel tumore alla mammella

Il carcinoma della mammella rappresenta la patologia tumorale più frequente nelle donne e tra esse rappresenta la prima causa di morte per tumore. I dati epidemiologici evidenziano come, sebbene dall’inizio degli anni 90 ad oggi si sia verificata una graduale riduzione della mortalità soprattutto per i progressi terapeutici, l’incidenza e la prevalenza di questa patologia siano in aumento, a causa della diagnosi precoce e dell’allungamento della durata media della vita. Lo standard terapeutico è rappresentato dalla chirurgia, seguita in relazione alle caratteristiche biologiche della malattia, da trattamenti medici (chemioterapici e/o ormonali) e dalla radioterapia.

Quest’ultimo è un trattamento conservativo, localizzato e indolore, effettuato prevalentemente in regime ambulatoriale che agisce determinando la necrosi o morte delle cellule tumorali attraverso l’utilizzo di radiazioni ionizzanti ad alta energia.

Nell’ambito della cura delle neoplasie mammarie, la radioterapia ha fondamentalmente un ruolo adiuvante complementare alla chirurgia con lo scopo di sterilizzare i focolai neoplastici subclinici o residui neoplastici nel letto operatorio, riducendo quindi l’incidenza della recidiva locale di malattia. Infatti, si stima una riduzione di recidive locali e a distanza a 10 anni dal 35 % al 19.3 % e una riduzione mortalità a 15 anni del 3,8%.

Il volume di trattamento è rappresentato dalla mammella in caso di intervento chirurgico conservativo o dalla parete toracica in caso di intervento chirurgico demolitivo. Nei casi di positività dei linfonodi ascellari (con numero di linfonodi positivi superiore a 3) è indicata anche l’irradiazione della regione linfonodale sovra-sottoclaveare.

Il trattamento consiste in un ciclo di sedute giornaliere consecutive della durata di pochi minuti, erogate con diverse tipologie di frazionamento in relazione all’età della Paziente e alle caratteristiche istologiche e biologiche della malattia: normofrazionamento (25 sedute) e ipofrazionamento (16-20 sedute).

Gli studi clinici in letteratura non hanno evidenziato differenze significative in termini di efficacia e di tossicità dei due tipi di frazionamento.

Negli ultimi anni, inoltre, si è consolidata un ulteriore modalità di trattamento rappresentata dall’irradiazione parziale della mammella (PBI) con il vantaggio di erogare dosi per singola seduta più elevate ma in minor tempo (1 settimana). Il razionale dell’irradiazione parziale consiste nel fatto che diversi studi clinici hanno evidenziato come circa l’80%-90% delle recidive locali si manifestano a livello del letto tumorale e che in casi selezionati (pazienti di età superiore a 50 anni con malattia a basso rischio di ricaduta loco-regionale e sistemica e con buona prognosi) l’irradiazione dell’intera mammella potrebbe essere superflua.

L’inizio del ciclo radioterapico è preceduto da una “fase di simulazione” che si avvale di una TAC di centratura per l’individuazione del volume di trattamento (mammella e/o parete toracica e/o regione sovra-sottoclaveare) e degli organi sani adiacenti (polmone, cuore e mammella controlaterale).

In questa fase viene anche definita la posizione della Paziente che dovra’ essere mantenuta durante tutte le sedute di terapia, praticando anche dei piccoli tatuaggi cutanei come riferimento. Dalle immagini TAC, attraverso un software dedicato, viene elaborato il piano di cura con la creazione dei fasci di radiazioni, il calcolo della dose e tutti i parametri che servono per erogare la seduta di radioterapia. Il trattamento viene effettuato generalmente con tecnica conformazionale tridimensionale (3D-CRT) generando dei fasci di radiazioni “sagomati” consentendo di erogare in maniera precisa dosi più elevate sul volume bersaglio e di ridurre l’esposizione agli organi sani circostanti, riducendo il rischio di tossicità.

La radioterapia è un trattamento solitamente ben tollerato, il principale effetto collaterale è rappresentato dall’eritema cutaneo transitorio sulla sede di trattamento e lieve dolenzia mammaria che regrediscono gradualmente nelle settimane successive al termine del trattamento. Tra gli effetti tardivi si segnala la possibile fibrosi dei tessuti sottocutanei e la polmonite attinica in genere asintomatica.

Nel nostro Centro la patologia mammaria rappresenta circa il 40% dei Pazienti presi in carico. Vengono normalmente effettuati trattamenti radioterapici conformazionali 3D a livello mammario e in casi selezionati anche l’irradiazione parziale della mammella (PBI). Da alcuni anni abbiamo in dotazione il sistema “Active Breathing Coordi-nator” (ABC), un dispositivo che permette di controllare e monitorare il respiro della Paziente durante il trattamento radioterapico per il risparmio della dose al cuore nei casi di irraggiamento della mammella sinistra. Lo staff è costituito da Medici Radio-terapisti, Fisici Medici, Infermieri, Tecnici Sanitari e Personale Am-ministrativo che lavorano con spirito di collaborazione e professionalità per la cura del Paziente.

Agostina De Stefani
Direttore Radioterapia Unita Oncologica
ASST - Bergamo Ovest - Treviglio

reparto oncologia treviglio
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