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I nuovi farmaci orali nel trattamento del tumore alla mammella avanzato Ormonosensibile

Marzo 2022-marzo 2020, ormai siamo in pandemia da 2 anni, 2 anni vissuti in trincea con tanto dolore e una lunga striscia di morti. Ebbene si alcuni si contano anche tra le fila dei pazienti che abbiamo trattato nei nostri day hospital, già provati da una grave malattia, spesso incurabile a cui si è aggiunta la sofferenza della malattia da COVID-19.

Il substrato è un substrato fragile, pazienti provati da mesi o anni di terapie oncologiche, con sistemi immunitari al limite dell’esaurimento. Fisici gravati oltre che dalle tossicità delle terapie anche dalla patologia di base. Spesso si trattava di pazienti con cancro avanzato, piu maschi e fumatori, molti con innumerevoli altre comorbidità. E’ noto infatti che la coesistenza di altre patologie (esempio diabete, insufficienza renale, cardiopatie) aggrava la prognosi della malattia COVID. Per cui pazienti da proteggere in tutti i modi con tutte le armi a disposizione

Andando oltre lo steccato della polemica, no-vax-vaccinati, oggi l’unica vera arma a disposizione contro questo flagello rimane la vaccinazione. Ricordiamo che la vaccinazione va a stimolare il sistema immunitario inducendolo a produrre quegli anticorpi che serviranno in caso di aggressione del nemico, un nemico subdolo, invisibile ma capace di provocare tante vittime soprattutto in fisici fragili, provati dall’età e da altre patologie. E’ noto quindi che in assenza di terapie di sicuro affidamento (si parla di anticorpi monoclonali appena usciti nel mercato ma ancora manca il dato sul campo) e oltre alle raccomandazioni di pratica generale (distanziamento, mascherine, igiene personale) ad oggi la vera battaglia la si vince col vaccino.

Facendo una piccola cronistoria, la vaccinazione parte agli inizi del 2021 proprio nei pazienti anziani e fragili. Tra questi venivano annoverati i pazienti con malattia oncologica attiva o con termine delle cure nei 6 mesi precedenti. Venne somministrato a tutti questi soggetti il vaccino a mRNA Pfizer, come è noto con un richiamo a 3 settimane. L’esperienza vide i nostri pazienti essere vaccinati all’interno delle mura del day hospital, qundi in un ambiente familiare e confortevole, sotto la supervisione di noi medici oncologi. La tollerabilità fu buona, il vaccino veniva eseguito ovviamente a distanza dal giorno di somministrazione della chemioterapia o di altre terapie oncologiche, e non vi furono particolari problematiche di tossicità acute nei giorni successivi. Nei mesi successivi vennero diramate le raccomandazioni delle società scientifiche, AIOM per gli oncologi, che confermarono l’indicazione a vaccinare i pazienti oncologici senza timore o preoccupazione per possibili interferenze o eventi avversi.

Cominciarono in quei mesi ad uscire i primi dati che confermavano un’aumentata mortalità da malattia COVID per i pazienti oncologici, soprattutto quelli affetti da malattia avanzata. Per cui, accesso prioritario alla vaccinazione anti COVID-19 per i pazienti oncologici, insieme ad altre popolazioni particolarmente vulnerabili con fattori di rischio per eventi avversi da COVID-19.

Le prime osservazioni scientifiche mostrarono che:

1) il vaccino era sicuro anche nei pazienti oncologici

2) purtroppo la risposta immunitaria risultava piu debole dei soggetti sani

3) per tale motivo la concentrazione di anticorpi diretti contro la proteina recettore del virus scemava velocemente nel corso dei 6-8 mesi successivi

4) il vaccino è sicuro e fattibile anche in pazienti che sono sottoposti ad immunoterapia che come è risaputo vanno a combattere il tumore col sistema immunitario.

I mesi successivi, quelli estivi, videro emergere la possibilità che una terza dose di vaccino (il cosiddetto booster) poteva dare una spinta in piu al sistema immunitario e dare una ricarica di anticorpi che inevitabilmente si esaurivano dopo alcuni mesi dalla seconda dose. I dati famosi dei pazienti Israeliani, delle popolazione generale, furono impressionanti. La terza dose offriva una riduzione dal rischio di infezione e di infezione grave e mortalità di oltre l’80-90%. In particolare si vide che tale protezione era ottimale con una terza dose di vaccino ad mRNA qualunque esso fosse (Moderna o Pfizer), anche se in precedenza il paziente aveva ricevuto un vaccino di altra formulazione (esempio Astra Zeneca). Da qui partiva a settembre 2021 la campagna per la terza dose. Il ministero della salute infatti con una circolare, dava indicazione e priorità per la terza dose oltre agli immunodepressi, anche agli over 80, ospiti delle residenze sanitarie e poi agli operatori sanitari. Si ripartiva. In pochi giorni, ci siamo nuovamente attrezzati per offrire la dose booster ai pazienti ai pazienti oncologici, come sempre partendo dai pazienti in trattamento attivo. La dose booster si dimostrava innocua e sicura in termini di effetti collaterali. Da allora stante il continuo monitoraggio con i tamponi eseguiti prima del ciclo di chemioterapia, i casi di covid severo diventarono rarissimi, i casi di positività asintomatica sporadici, spesso frutto di contatto e trasmissione con familiari piu giovani e che non avevano ricevuto ancora la terza dose.

Di fatto la terza dose rimane oggi lo strumento piu efficace per combattere questa tremenda infezione pandemica. Cominciarono ad essere pubblicati i primi dati circa l’efficacia della terza dose nei pazienti cronici e immunodepressi. Si osservò con certezza che 2 dosi non bastavano e che la terza dose induceva un aumento del tasso di anticorpi circolanti del 60-70%, comunque inferiore per ovvi motivi clinici, alla popolazione generale. Oggi siamo nel pieno di una recrudescenza pandemica (la cosiddetta quarta ondata). Gli ospedali si stanno riempiendo di malati, e caso vuole che i casi piu gravi siano quelli di soggetti non ancora vaccinati o che avevano ricevuto solo le prime 2 dosi di attacco. Si conferma quindi il dato che la terza dose è insostituibile e necessaria per tutti ma in particolare per i piu fragili. Se a livello nazionale la copertura si aggira sul 90% della popolazione vaccinabile, ci auguriamo che tale percentuale sia ancora superiore tra i pazienti onco-ematologici. Sognare il 99,9999% non costa nulla, è un nostro dovere e un impegno professionale per garantire la salute di una popolazione purtroppo desiderosa come tutti di vedere finalmente una luce in fondo al tunnel.

Fausto Petrelli
Oncologo
Unita Oncologica
ASST – BG Ovest - Treviglio

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