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Il generale Odet De Foix visconte di Lautrec

treviglio


Milano, via Ariberto – Basilica di San Vincenzo in Prato, Altare maggiore, affresco traslato dalla demolita Chiesa di San Calocero raffigurante la Madonna delle Lacrime

Foto di Luigi Minuti

Con tutti i suoi limiti e le sfortune fu uno dei più rilevanti personaggi del suo tempo tanto che i Romani da lui liberati dal terribile ‘Sacco dei Lanzichenecchi’ del 1527 decisero di elevargli un arco di trionfo ed una statua. Circostanza inoltre, unica nella storia, il generale ha assistito a ben due miracoli di lacrimazione della Vergine Maria, il primo in Milano l’11 luglio 1519, il secondo a Treviglio il 28 febbraio 1522.

Il generale Lautrec, di certo unico nella storia, ha avuto nella sua vita, a breve distanza l’una dall’altra, la provvidenziale avventura di assistere due volte alla lacrimazione della Madonna, la seconda volta è questa arcinota di Treviglio, accaduta il 28 febbraio 1522, la prima volta, a Milano l’11, 12 e 13 luglio 1519, mentre egli esercitava in città la duplice funzione di governatore civile e militare: “La tradizione vuole che il giorno 11 luglio 1519, all’epoca della guerra fra Sforzeschi e Francesi, un affresco preesistente della Vergine Maria e posto fuori dall’antica chiesa di San Calocero nella strada omonima avesse stillato sangue; da qui il mutamento di dedica alla Madonna di San Calocero, titolo mantenuto fino alla demolizione, avvenuta nell’anno 1951”. Milano, via Ariberto – Basilica di San Vincenzo in Prato, Altare maggiore, affresco traslato dalla demolita Chiesa di San Calocero raffigurante la Madonna delle Lacrime - (Foto Luigi Minuti)

“Nel 1565, rinnovatosi il miracolo della Vergine piangente sangue, il tempio venne restaurato, ampliato e in parte riedificato su decreto di San Carlo Borromeo che stabilì anche che il dipinto della Vergine venisse staccato dal muro esterno che lo ospitava e spostato all’interno della chiesa sopra all’altare maggiore. Oggi l’affresco, dopo la demolizione per danni dell’ultima guerra della chiesa di san Calocero, è custodito in San Vincenzo in Prato, sempre sull’altare maggiore. (Wikipedia voci: Chiesa di San Calocero Milano e Basilica di San Vincenzo in prato Milano – ma anche Itinerari sentimentali per le contrade di Milano di Paolo Arigoni, 1958, pagg.164-165-166) Venendo al Miracolo di casa nostra, del 28 febbraio 1522, la tradizione popolare locale narra che: a seguito del rifiuto dei trevigliesi di accogliere dentro le mura alcuni soldati francesi di passaggio, il generale Lautrec uscì con tutto il suo esercito da Cremona per punire la città ribelle. Il Lautrec non accettò le suppliche di perdono dei rappresentanti della comunità che gli si sottomettevano.

Perché il Lutrec era a Cremona? Dall’estate del precedente 1521, il ducato di Milano è sotto attacco di Carlo V (imperatore del Sacro Romano Impero Germanico e Re di Spagna) per la riconquista del ducato a favore di Francesco II° Sforza, secondogenito di Ludovico il Moro. Il governatore Lautrec, lasciato a corto di mezzi e di soldati, a novembre si è dovuto ritirare in Cremona in attesa di rinforzi, avendo lasciato una guarnigione asserragliata nel castello Sforzesco. Chi erano i soldati francesi che i trevigliesi avevano scacciato? Erano i corrieri provenienti dalla Svizzera e andavano ad avvisare il Maresciallo che i rinforzi mercenari elvetici, fino ad allora bloccati dalla impraticabilità dei passi alpini per la neve, erano finalmente in arrivo. E’ la notizia tanto attesa dal Lautrec per uscire da Cremona ed avviarsi verso Monza, luogo di incontro con gli Svizzeri e con gli alleati Veneziani, per attaccare e riprendere Milano.

Perché i trevigliesi si erano rifiutati di accogliere i francesi? Perché a seguito della ritirata del Lautrec, il territorio era sotto controllo degli Imperiali e degli Sforzeschi, che tuttavia avevano lasciato sguarnita Treviglio di un presidio militare. Ciononostante, un atteggiamento amichevole verso i nemici li avrebbe esposti alla ritorsione dei filosforzeschi. In sostanza, il Lautrec usciva da Cremona per raggiungere Monza ed il percorso più sicuro era quello ad est del fiume Adda fino a Trezzo procedendo per quanto possibile nei territori degli alleati veneziani (Crema e Bergamo) e attraversando rapidamente la Gera-dadda, passando inevitabilmente per Treviglio, che non era la sua meta.

Ciononostante non possiamo sapere se in assenza dell’evento miracoloso il Maresciallo avrebbe desistito dal concedere ai suoi soldati il sacco del borgo, per risollevare il morale delle truppe che da mesi non ricevevano il soldo; inoltre egli non era nuovo a brutalità nei confronti delle popolazioni civili, si ricorda il sacco di Rivolta alla vigilia della Battaglia di Agnadello (12 maggio 1509 - una ritorsione dopo quello di Treviglio ad opera del Veneti, nei giorni antecedenti - e ciò era sicuramente noto ai Trevigliesi, che ne erano terrorizzati.

Va del resto considerato che il Lautrec, nel suo ruolo di Governatore dello Stato di Milano, seppure in temporanea difficoltà ma confidente in una vittoria finale grazie ai rinforzi che sta per incontrare, non può soprassedere dal punire i trevigliesi come esempio e monito alle popolazioni del Ducato. Per contro, ancora, è pure conscio che quel sacco del borgo avrebbe prodotto un bottino assai magro e insoddisfacente poiché gli è ben noto quanto accaduto a Treviglio pochi anni prima, ovvero nel 1509, quando durante la guerra tra francesi e veneziani, per aver accolto i Francesi, Treviglio venne sottoposta ad un terribile sacco da parte dei Veneziani, senza essere soccorsa proprio dai Francesi che restarono inattivi a vederla bruciare dal vicino castello di Cassano d’Adda. Aggiungiamo, non ultimo, l’onore del nobile e del militare: agli eventi catastrofici del 1509 il Lautrec era stato partecipe e non può non riconoscere il debito morale nei confronti del sacrificio dei trevigliesi. Il sacco si protrasse per tre giorni, distogliendo i Veneziani dalle manovre francesi che nel frattempo poterono attraversare indisturbati il fiume Adda, mentre una parte dei soldati veneziani soddisfatti del ricco bottino, disertarono tornandosene a casa; tutto ciò fu il prologo alla vittoria francese nella seguente epocale battaglia di Agnadello, combattuta tre giorni dopo.

In conclusione, il Miracolo è realmente avvenuto, aldilà dei convincimenti religiosi, in più è stato la soluzione soddisfacente per entrambe le parti: Il Lautrec non si espone ad una delegittimazione del suo ruolo che gli impone fermezza di azioni, non desiste per debolezza, ma di fronte ad un superiore volere divino, i Trevigliesi si salvano nell’immediato dai Francesi ed hanno buone giustificazioni dalle accuse di connivenza da parte dei filosforzeschi. La città è salva, un vero miracolo!

Luigi Minuti
Storico e amante della nostra “bassa”

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