progetto di vita
dal 1998 il percorso con Voi
I NOSTRI PUNTI INFORMATIVI
La nostra sede
Viale Oriano, 20
24047 Treviglio (Bg)
Martedì - Venerdì
dalle ore 9,30 alle 11,30

Tel. 0363 305153
DH Oncologico
Ospedale di Treviglio
Lunedì - Mercoledì - Giovedì
dalle ore 9,30 alle 11,30

Tel. 0363 424739
Centro di formazione
e ascolto
"Clotilde Finardi"

Via Fermo Stella, 13
24043 Caravaggio (BG)

EDIZIONI


Spazio Territorio
Vaccinazione antivaiolosa a Treviglio obbligatoria già due secoli fa

treviglio


Dall’elenco delle vaccinate nel 1820 uno squarcio della vita grama del tempo

In queste settimane di diffusa apprensione riguardo la temuta diffusione del cosiddetto coronavirus Covid-19, siamo tutti particolarmente attenti alle notizie provenienti dalla Cina, là dove il virus è recentemente nato, si è diffuso, e dove la ricerca sta affannosamente cercando un vaccino in grado di debellarlo. A Treviglio abbiamo titolo ad un maggiore interesse perlomeno scientifico all’argomento, anche se nessuno di noi corre pericolo di contagio, perché la materia è nel nostro DNA. La denominazione di alcune vie cittadine: Bicetti de’ Buttinoni, Edward Jenner, Luigi Pasteur, stanno lì a rammentarci i tempi nei quali di virus si moriva, ed in alta percentuale, soprattutto di vaiolo, ed i personaggi che con i loro studi ed esperimenti hanno concorso a debellarlo, questo e tanti altri.

Il medico Gian Maria Bicetti de’ Buttinoni (Treviglio 1708 - 1778), è ricordato non tanto per le sue prose, quanto per la riscoperta di un metodo, peraltro già praticato nell’antichità, di guarire il vaiolo al suo tempo imperante in Lombardia (come in tutta Europa) mediante l’innesto nel paziente di cellule vaiolose. Correva l’anno 1765, e l’innesto era una pratica rischiosa ed efficace ma non per tutti. Un primo passo nella direzione della successiva vaccinazione, di massa e più sicura, che nell’arco di quasi due secoli avrebbe totalmente debellato questa malattia, a suo tempo tra le principali cause di morte. Il medico trevigliese, per le sue sperimentazioni, godette fama imperatura, l’imperatrice Maria Teresa (1740-1780), allora felicemente re-gnante, gli elargì un’onorificenza ed il poeta contemporaneo Giuseppe Parini gli dedicò una delle sue Odi.

Il Bicetti pubblicò poi i risultati delle sue sperimentazioni nel volume:
“Osservazioni sopra alcun innesti di vaiolo con varie lettere di uomini illustri”. Si sa che il buon’uomo, morto a Treviglio nel 1778, venne in primo tempo sepolto nella chiesa del-l’Annunciata, annessa al convento dei Padri Riformati, successivamente traslato nel famedio del Cimitero Monumentale di Milano.

Tuttavia, ancora alla fine del ‘Settecento, il vaiolo era la malattia infettiva più diffusa e più grave in Europa, responsabile del 10% delle morti in Inghilterra e del 20% nel resto d’Europa continentale, per questo proseguirono le ricerche e fu proprio uno scienziato inglese, Edward Jenner, a scoprire nel 1798 il rimedio universale, un vaccino che nell’anno 1799 venne praticato a 600 pazienti nell’ospedale di Londra e, a partire dall’anno 1800, venne praticato in massa nelle scuole di tutta Europa. La pratica dell’innesto del Buttinoni, come detto non immune da rischi: le persone inoculate potevano contrarre la malattia in forma grave e durante il periodo della loro malattia divenivano, inoltre, sorgenti potenziali dì contagio, decadde progressivamente dopo la diffusione della vaccinazione ed a quest’ultima si deve il merito della totale scomparsa della malattia.

La scienza nel frattempo progrediva e grazie agli studi dei microorganismi di Luigi Pasteur, chimico e biologo francese (Dòle 1822 – 1895) furono introdotte nuove vaccinazioni applicate anche in via preventiva a partire dal contrasto alla diffusione della rabbia canina, del filugello, del carbonchio e delle infezioni da microbi in genere. Da ultimo, l’avvento delle penicilline, grazie agli studi preliminari di Vincenzo Tiberio, nel 1895, e sperimentali di Alexander Fleming, nel 1928, vennero gradualmente rese disponibili sotto diverse preparazioni farmaceutiche: preparazioni somministrabili per via orale, (sotto forma di capsule, compresse, sciroppi, polvere solubile, gocce), per via parentale (sospensioni sterili liofilizzate in flaconi da ricostituire e somministrare poi per via sottocutanea, intramuscolare, endovenosa), ma anche supposte e ovuli, ecc., preparazioni somministrabili per via topica, come creme, pomate, unguenti, colliri, pomate oftalmiche, rendendo universale la lotta preventiva alle infezioni cui ora possiamo guardare con serenità, Corona virus compresa.

treviglio

L’elenco nominativo alfabetico che vi proponiamo, singolare per la datazione, due secoli fa, elenca le 36 bimbe di età fra 9 e 15 anni, frequentanti la Scuola Pubblica di Treviglio nell’anno 1820, che sono state sottoposte alla vaccinazione obbligatoria contro il Vaiolo. Vi scorrono i nomi delle famiglie trevigliesi dell’epoca, vi sono anche i giudizi di condotta, allora assai severi, ed i motivi delle assenze da scuola, tra queste, colpisce, per l’età delle scolare, l’assenza per ‘la filanda’ ovvero perché al lavoro precoce in filanda.

Per puro inquadramento storico forse è utile che anticipi la risposta alla domanda che suscita il limitato numero delle 36 bimbe del nostro elenco, che sembrano poche (allora la popolazione era di novemila unità), ma sono proprio tutte quelle che al tempo frequentavano la scuola pubblica, tenete presenti due cose, la prima rappresentata dalla falcidia della natalità, allora non inferiore al 50% dei nati, che decedeva entro il primo anno di età, la seconda che oltre alla scuola pubblica, ancora poco frequentata, esistevano più d’una scuola privata, tra tutte quella, fondata da Emilia Rota oltre un secolo prima, diretta dall’abate Gian Battista Crippa.

Luigi Minuti
Storico e amante della nostra “bassa”

reparto oncologia treviglio
S.C. di Chirurgia Oncologica - Azienda Ospedaliera Treviglio-Caravaggio
azienda ospedaliera treviglio
DiPO
hospice treviglio
hospice treviglio
Nuove sinergie
Lions international
Si ringraziano
le aziende
banca di credito cooperativo - cassa rurale treviglio
colombo filippetti
LG consult
gpe ardenghi
stucchi
moreschi chiusure idustriali
fratelli frigerio
Associazione "Amici di Gabry" ONLUS - Via Matteotti, 125 - 24045 Fara G. d'Adda (Bg) - P.IVA/C.F. 02645050168